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Quanto costa il blocco produttivo a un imprenditore?

Secondo i dati dell’Osservatorio Assicurativo NSA del 2017 solo 1,5% su 5000 PMI ha sottoscritto una copertura assicurativa per i danni indiretti.

Esistono dei rischi – i cosiddetti rischi endogeni – che nascono da fenomeni esterni sui quali l’azienda non può agire direttamente, e che hanno un impatto economico e patrimoniale sulla stessa. L’impresa in questo caso può solo attivare dei meccanismi di prevenzione e di trasferimento dei rischi a terzi (alle compagnie assicurative) per tutelarsi nel caso in cui si manifestassero.

Rientrano in questa categoria di rischi, ad esempio, le variazioni del ciclo economico, la dinamica dei tassi di interesse e di cambio, le catastrofi naturali, eventi bellici.

Il terremoto dell’Emilia del 2012 e l’alluvione del Sannio del 2015, solo per citarne alcuni, hanno dimostrato in maniera drammatica come un evento improvviso possa mandare in default un intero settore produttivo in un batter d’occhio. In entrambi i contesti si registrarono decine di casi di crolli, inagibilità totale di imprese agricole, stalle, magazzini, nonché diversi casi di danni strutturali a capannoni industriali.

Per comprendere come tutelare al meglio un’azienda è importante conoscere i diversi tipi di rischio a cui è esposta, quanto costerebbe un fermo produttivo e perché è meglio pensarci prima.

Cosa si intende per danni diretti e indiretti?

Partiamo dal presupposto che i danni diretti, in ambito assicurativo, sono quei danni provocati dall’azione diretta di uno degli eventi garantiti in polizza.

Ad esempio il danno diretto in caso di incendio è quello provocato dalle fiamme venute a contatto diretto con i beni assicurati: fabbricato, merci, attrezzature, macchinari, e così via.

Per danni indiretti si intendono invece le perdite economiche conseguenti a un’interruzione, totale o parziale, dell’attività produttiva. Parliamo quindi di effetti finanziari di un sinistro capace di influire sulla possibilità di proseguire, anche solo temporaneamente, le attività.

 Possono essere effetti:

  • transitori: riduzione del volume d’affari e delle relative entrate, aumento dei costi d’esercizio e spese extra;

  • permanenti: perdita di quote di mercato;

  • contingenti: ad esempio in caso di pagamento di multe o penali contrattuali.

 Se un’azienda produttrice subisce dei danni, probabilmente non potrà evadere gli ordini. In questo caso le vie possibili sono:

  • riformulare gli accordi, come conseguenza del ritardo nell’evasione degli ordini
  • affidare la produzione a terzi per rispettare i tempi di consegna e non “lasciare a piedi” i clienti, un’opzione che però risulta essere molto onerosa.

 I danni diretti sono sensibilmente visibili. I danni indiretti, al contrario, scatenano scenari imprevedibili spesso non valutati e quantificati dagli imprenditori.

Le statistiche riportano che se il danno diretto (ad esempio un danno da incendio) è stimato 1, il danno indiretto relativo (ad esempio la mancata produzione e vendita dei beni) vale mediamente 3 volte il danno diretto.

È possibile assicurarsi per il fermo di produzione?

Certo che si può… ma a determinate condizioni.

Se l’attività aziendale dovesse fermarsi o essere rallentata a seguito di un evento catastrofico, oltre a perdere profitto, continua comunque a sostenere dei costi fissi (affitto, stipendio del personale, leasing dei macchinari, interessi bancari, ecc.).

Uno degli indicatori di cui spesso gli imprenditori non sono a conoscenza è l’ammontare della perdita giornaliera per fermo di attività, ossia il valore della perdita potenziale che scaturisce non solo dal mancato guadagno ma anche dal dover sostenere i costi fissi e le spese extra per un certo lasso di tempo.

L’obiettivo di un buon piano di tutela è quello di riportare l’attività ai livelli di produzione ante sinistro nel minor tempo possibile.

Per il rischio di incendio è importante verificare che immobili e beni strumentali siano assicurati per il loro effettivo valore e che in polizza siano ricomprese spese straordinarie come quelle per la rimozione dei detriti, i compensi professionali, gli onorari dei periti tecnici e le spese per eventuali danni all’ambiente.

I danni da terremoto e alluvione sono risarcibili solo se specificati in polizza.

Ti lasciamo qui un consiglio: se hai già sottoscritto delle coperture assicurative verifica se la tua impresa è tutelata solo in caso di incendio – ossia per l’evento dannoso in sé – o anche per le conseguenze del sinistro, ossia il blocco dell’attività.

Capitolo a parte per stop e rallentamenti causati dalla pandemia da Covid-19, che ha messo a dura prova la catena produttiva in tutto il mondo. Il risarcimento dei danni da pandemia sono sempre stati esclusi o parecchio limitati a livello internazionale poiché questi non vengono considerati danni “fisici” o materiali come nei casi su citati.

Danni da blocco produttivo: l’esempio di un’azienda di prodotti cosmetici

L’attività imprenditoriale non può sostenersi escludendo la nozione di rischio: cosa succede se, a seguito di un sinistro, un’azienda è costretta a fermarsi per lungo tempo?

Te lo spieghiamo attraverso l’esempio di una ditta Srl del Lazio che commercializza all’ingrosso prodotti di cosmetica e benessere per la persona.

Nell’ultimo anno ha registrato un fatturato totale di 5.345.033,00 € e, in base ai dati dell’ultimo bilancio, presenta un patrimonio netto pari a 450.933,00 €.

Inoltre l’azienda riesce a produrre un utile ante imposte pari a 210.303,00 €.

Andiamo a scoprire quanto verrebbe a costare ogni giorno di fermo per questa impresa, ad esempio per un incendio scaturito da un corto circuito nel capannone dove vengono stoccati i prodotti da immettere sul mercato.

I dati riportati di seguito sono stati “semplificati” ma sono utili a trasmettere il quadro complessivo.

Per ogni giorno di fermo questa azienda potrebbe subire una perdita pari a 8.503,46 €.

Teoricamente, considerando i suoi dati di bilancio, potrebbe sostenere un fermo produttivo di 82 giorni – circa 3 mesi – prima di vedere perso il patrimonio aziendale o addirittura veder costretto il titolare a portare i libri in tribunale.

Sempre analizzando il suo bilancio la massima perdita “consentita”, ossia il massimo sostenibile per evitare il default o il fallimento dell’impresa in caso di imprevisto, può essere quantificata in 1.889.245,71 €.

Con un’analisi approfondita è possibile misurare l’esposizione alle diverse aree di rischio (incendio, furto, responsabilità civile, cyber risks, e così via) e mettere in campo per tempo delle azioni correttive e/o di prevenzione.

 

La cultura del risk management

In Italia, soprattutto nelle PMI, la cultura del calcolo del rischio è limitata e si pensa che il risk management sia appannaggio unicamente delle grandi realtà.

La chiusura temporanea o il fermo produttivo di un’azienda costa cara, eppure molti imprenditori non sanno quantificare i danni che potrebbero subire. Ogni tipologia di business e di mercato ha le sue regole e le sue criticità, per questo le strategie di tutela devono essere cucite su misura.

Prima di sottoscrivere delle coperture assicurative è importante essere consapevoli e sapere come gestire in maniera integrata i rischi d’impresa.

Per avere un quadro d’insieme quanto più realistico e concreto è possibile ricorrere a strumenti d’analisi progettati appositamente per le imprese di ogni dimensione e volume d’affari, come l’innovativa Diagnosi dei Rischi Aziendali.

La nostra consulenza consiste nell’organizzare più informazioni possibili per far capire agli imprenditori quali sono i grandi pericoli che possono minare la loro tranquillità economica e la stabilità della loro azienda.

È un percorso step by step di identificazione e approfondimento delle aree di allerta di un’impresa, con la misurazione delle esposizioni ai rischi e delle conseguenze che potrebbero abbattersi sull’azienda e sulla sua operatività.

Per scoprire come funziona visita la pagina del nostro sito https://assit.it/consulenza/diagnosi-dei-rischi-aziendali/ e richiedi in un clic la tua analisi preventiva gratuita. 

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