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Pensione per liberi professionisti: miraggio o realtà (da costruire)?

Secondo le analisi dell’Osservatorio del MEF, nel primo trimestre dell’anno 2021 sono state aperte ben 186.019 nuove Partite Iva. Complice la pandemia e gli scossoni che ha inferto al mercato del lavoro.

C’è chi si è ritrovato all’improvviso senza lavoro, chi ha dovuto reinventarsi, chi ha riscoperto le proprie radici e ha lasciato la grande città.

Si parla di boom di dimissioni volontarie in tutto il mondo: un gran numero di persone che hanno lavorato come dipendenti per lungo tempo e che hanno scelto per svariati motivi di lasciare il luogo di lavoro e hanno aperto la propria partita Iva per realizzare un progetto che era da tempo nel cassetto.

Questa nuova fetta di professionisti si aggiunge al già vasto popolo di lavoratori autonomi che, stando alle ultime proiezioni Inps, si trova fuori dai radar del primo pilastro pensionistico e risentirà maggiormente delle riforme del sistema contributivo del 2012.

E così le domande sorgono spontanee: quando e con quale importo andranno in pensione i lavoratori autonomi e i freelance? Come possono costruire un piano pensionistico capace non solo di garantire la copertura delle spese necessarie ma di garantire un tenore di vita adeguato?

Pensione per lavoratori autonomi: i requisiti attuali

In caso di professionisti iscritti ad albo bisogna rifarsi alla singola cassa di riferimento (parliamo di ingegneri, avvocati, commercialisti, medici, e così via). Ogni ordine stabilisce la propria percentuale di contribuzione e i requisiti minimi di età e di anzianità contributiva per andare in pensione.

In questo articolo parliamo più in generale dei lavoratori autonomi titolari di partita IVA non iscritti ad albo, rimandando più in là ad un approfondimento sul funzionamento delle singole casse di previdenza.

Età pensionabile

Nel caso di lavoratori che versano contributi alla Gestione Separata o alla Gestione Artigiani e Commercianti dell’INPS i requisiti minimi per la pensione di vecchiaia ordinaria sono gli stessi dei lavoratori dipendenti.

Nel 2021 può essere ottenuta con 67 anni di età unitamente a 20 anni di contributi sia per gli uomini che per le donne. In presenza di requisiti specifici è possibile richiedere la pensione anticipata.

Contributi

La Gestione Separata è un fondo previdenziale e assistenziale dell’INPS che eroga una serie di prestazioni – pensione di invalidità, pensione di vecchiaia, pensione anticipata o supplementare, pensione di reversibilità.

Questo sistema pensionistico, nato con la Riforma del 1995 (legge 335/1995) e dal Dm 282/1996 a cui devono registrarsi lavoratori autonomi e liberi professionisti senza cassa, è finanziato attraverso il pagamento di contributi calcolati in forma fissa e variabile in base al fatturato annuale lordo dichiarato.

La Gestione Separata INPS al momento prevede un’aliquota contributiva pari al:

  • 25,72% (entro il massimale di 103.055 euro) per i soggetti non iscritti ad altro fondo previdenziale obbligatorio, né titolari di pensione;
  • 24% per pensionati o soggetti titolari di altre tutele pensionistiche obbligatorie.

Gli iscritti corrispondono inoltre un’addizionale dello 0,72% per finanziare le tutele assistenziali come malattia, maternità e assegni al nucleo familiare.

Non c’è un importo minimo da versare. Esiste però un minimale contributivo per vedersi riconosciuto l’intero anno solare di contributi: l’importo corrisposto non deve essere inferiore a quello calcolato sul minimale di reddito previsto per gli artigiani e commercianti (ossia 15.953 euro per il 2021).

Capitolo a parte per chi passa a un certo punto della vita dal lavoro dipendente a quello autonomo: in questo caso i contributi sono spalmati su diverse casse e devono essere valutati nel loro complesso per poter calcolare quanto spetterà di pensione.

Previdenza integrativa per liberi professionisti

I professionisti a partita Iva riceveranno un assegno previdenziale tendenzialmente più basso rispetto ai lavoratori dipendenti. Saranno ancora di più penalizzati e si stima che vedranno scendere il loro tasso di sostituzione al 44,7% entro il 2040.

La differenza dipende da diversi fattori, tra i quali le aliquote contributive applicate dalla gestione di appartenenza, il metodo di calcolo della pensione utilizzato e le tipologie di rivalutazione applicate.

È buona abitudine fare un check periodico dei contributi per capire di quanto versato, quanto verrà effettivamente “restituito” dopo il pensionamento.

Se oggi integrare la pensione pubblica con la previdenza integrativa è una scelta, ben presto potrebbe diventare una scelta obbligata se si vuole garantire un reddito sufficiente per il futuro.

Qual è la soluzione migliore per integrare la pensione?

Partendo dal presupposto che le tutele dell’INPS per i professionisti sono minime, ogni lavoratore – specie se autonomo – non dovrebbe più fare totale affidamento sulla classica pensione statale.

E può farlo ricorrendo alla previdenza integrativa, andandosi a costruire così una pensione “di scorta” attraverso fondi e polizze assicurative.

Il fondo pensione è un particolare strumento finanziario e/o assicurativo di forma privata attraverso cui si accantona regolarmente una parte dei propri risparmi per ottenere una pensione aggiuntiva a quella obbligatoria prevista dalla legge.

È una spesa completamente deducibile fino a 5.164,57 euro l’anno. A seconda del reddito complessivo da dichiarare e dei versamenti annui, varia l’entità del beneficio fiscale.

Anche i contributi versati a favore dei soggetti fiscalmente a carico sono deducibili fino a 5.164,57 €.

Tra i vantaggi, vi è la tassazione sui rendimenti pari al 20% – anziché al 26% come per la maggior parte delle rendite finanziarie tradizionali.

La contribuzione individuale è in genere flessibile: consente di modificare gli importi, sospendere o riprendere i versamenti in funzione delle esigenze del sottoscrittore. Si possono inoltre richiedere anticipazioni sul capitale maturato nel fondo.

Conclusione

Non sappiamo quali saranno i risvolti futuri del sistema pensionistico, ed è proprio questa incertezza che conferma l’utilità e la necessità delle forme di previdenza complementare. Così da avere un piano che consenta di costruire sin da subito il proprio futuro pensionistico senza spiacevoli sorprese (a quelle ci pensa già il destino!).

Ma per risolvere un problema è importante conoscerlo: per questo noi di Assit abbiamo introdotto un nuovo servizio sulla Diagnosi del Reddito.

Se sei un lavoratore autonomo a partita Iva potrai ricevere un report dettagliato, unito alle riflessioni di un consulente, che ti consentirà di:

  • Controllare se ci sono stati degli ammanchi o degli errori contributivi. Nel caso in cui tu abbia avuto lavori diversi, e dunque versato in casse diverse, controllare se c’è un rischio concreto di perdere una parte di questi contributi versati.
  • Conoscere il totale dei contributi versati e quanto si sono rivalutati. Potrebbero essere tanti soldi che non sai neanche di avere!
  • Sapere con precisione quali sono le prestazioni che hai già maturato con la tua attuale cassa.

Uno strumento utile per decidere consapevolmente sul tuo futuro.

Se ti interessa, richiedila qui gratuitamente.

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