Negli ultimi anni il mondo del lavoro ha cambiato forma.
Sempre più spesso imprenditori e liberi professionisti costruiscono il proprio percorso attraversando fasi diverse: un periodo da dipendente, collaborazioni con partita IVA, incarichi professionali iscritti alla Cassa di categoria, consulenze o attività imprenditoriali.
Il risultato è che, nel tempo, i contributi previdenziali finiscono in gestioni diverse. Gestione Separata INPS, cassa professionale, a volte entrambe.
Ed è proprio in questi casi che nasce una domanda fondamentale: come si ricompone tutto questo ai fini della pensione?
Su questo tema è intervenuta l’INPS con la Circolare n. 15/2026, introducendo una novità rilevante per chi ha carriere contributive miste.
Cosa cambia con la Circolare INPS n. 15/2026
La circolare chiarisce la possibilità di ricongiungere i contributi tra Gestione Separata INPS e Casse professionali, e soprattutto stabilisce che questa operazione può avvenire in entrambe le direzioni.
Questo significa che i contributi possono essere trasferiti:
- dalla Cassa professionale alla Gestione Separata INPS
- dalla Gestione Separata alla Cassa professionale
Per molti professionisti questa possibilità rappresenta un passaggio importante, perché negli anni si sono create posizioni previdenziali frammentate, difficili da gestire e spesso poco chiare.
Non è una scelta automatica
La possibilità di ricongiungere i contributi apre uno scenario interessante, ma non si tratta di un’azione automatica.
La direzione della ricongiunzione cambia infatti regole e meccanismo dell’operazione.
Se i contributi vengono trasferiti verso la Gestione Separata INPS:
- l’operazione comporta un costo da sostenere
- è necessario trasferire l’intera contribuzione, non solo una parte
- possono essere ricongiunti solo i contributi maturati dal 1996 in poi
Se invece i contributi vengono trasferiti verso la Cassa professionale, il meccanismo è diverso e si applicano le regole ordinarie previste dalla singola Cassa.
Per questo motivo ogni situazione richiede una valutazione numerica precisa: carriere diverse producono risultati previdenziali diversi, anche a parità di anni lavorati.
Perché la ricongiunzione contributiva riguarda molti imprenditori e professionisti
Oggi è sempre più frequente vedere percorsi professionali non lineari.
Un imprenditore può aver iniziato la propria carriera come dipendente.
Un professionista può aver alternato attività ordinistica e consulenze.
Un manager può aver avviato un’attività autonoma dopo anni di lavoro in azienda.
Ogni passaggio lascia traccia anche nel sistema previdenziale. Il rischio è accorgersene tardi, quando le opzioni sono ormai limitate o quando alcune scelte diventano più costose.
Bisogna partire da un’analisi previdenziale prima di decidere
Quando si parla di ricongiunzione contributiva, il punto centrale non è sapere che questa possibilità esiste. Il punto è capire se conviene davvero farla.
La ricongiunzione può avere effetti molto diversi a seconda di vari fattori:
- anni di contribuzione maturati nelle diverse gestioni
- redditi su cui sono stati versati i contributi
- regole della Cassa professionale di riferimento
- prospettive di carriera e di reddito nei prossimi anni
- modalità di calcolo della pensione
Senza un’analisi, il rischio è prendere decisioni basate solo su un’informazione generale, mentre la previdenza funziona su dati molto specifici.
In alcuni casi la ricongiunzione può migliorare la prospettiva pensionistica. In altri, strumenti come cumulo o totalizzazione possono risultare più efficienti.
Ecco perché prima di fare qualsiasi scelta è utile ricostruire l’intera posizione contributiva e simulare gli scenari possibili.
La previdenza, soprattutto per i liberi professionisti, è uno degli ambiti in cui le decisioni prese oggi producono effetti tra molti anni.
Comprendere dove sono i propri contributi, come dialogano tra loro e quali opzioni esistono significa prendere decisioni più consapevoli sul proprio futuro.








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